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        <titleproper>Corte d'assise d'appello di Firenze</titleproper>
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      <unittitle encodinganalog="3.1.2">Corte d'assise d'appello di Firenze</unittitle>
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      <p><![CDATA[Samuela Marconcini]]></p>
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      <p><![CDATA[Le corti d’assise d’appello vennero istituite dalla legge 10 aprile 1951 n. 287, nel quadro del riordinamento generale dei giudizi d’Assise. La legge rispondeva ad un’esigenza di giustizia sostanziale largamente avvertita, massimamente in relazione ai reati più gravi, introducendo il secondo grado di giudizio nei procedimenti d’Assise, fino ad allora inappellabili nel merito. Essa rispettava ed attuava i principi costituzionali dell’obbligo della motivazione di tutti i provvedimenti giudiziari (art. 111 Cost.) e della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia (art. 102 Cost.). Il decreto del Presidente della Repubblica 30 agosto 1951 n. 757, assieme alle piante organiche degli uffici giudiziari, stabilì il numero delle Corti d’assise e quello delle Corti d’assise d’appello, le loro rispettive sedi e circoscrizioni ed il numero dei giudici popolari, giusta la delega accordata al Governo dall’art. 6 della stessa legge 10 aprile 1951. La Corte d’assise d’appello è composta di un consigliere di Corte di cassazione, che la presiede, di un consigliere di Corte d’appello, di sei giudici popolari; magistrati e giudici popolari costituiscono un collegio unico. La medesima legge istitutiva detta le norme per la scelta dei giudici popolari e per la composizione definitiva del collegio giudicante; contiene norme procedurali di modifica e d’integrazione ad alcuni articoli del Codice di procedura penale del 1931 ed a leggi di procedura; detta, infine, norme di diritto sostanziale riguardanti la competenza. Questa è determinata qualitativamente: in base cioè alla natura intrinseca del delitto, con l’enumerazione tassativa della fattispecie. La competenza ricalca, ovviamente, quella dell’Assise di primo grado: delitti consumati o tentati contro la personalità dello Stato (libro II, titolo I del Codice penale), strage (art. 422), epidemia (art. 438), avvelenamento di acque o di sostanze alimentari (art. 439), omicidio semplice e aggravato, infanticidio per causa d’onore, omicidio del consenziente, istigazione o aiuto al suicidio (artt. 575-580), omicidio preterintenzionale (art. 584), omicidio e lesione a causa d’onore (art. 587), riduzione in schiavitù, tratta o commercio di schiavi, alienazione o acquisto di schiavi, plagio (artt. 600-604), rapina aggravata, estorsione aggravata, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione; uso di armi in duello, duello irregolare, commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate, abuso di sistemi di correzione o di disciplina, maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli (artt. 396, 397, 442, 571, 572), se dal fatto sia derivata la morte di una o più persone [notizie riprese dall'introduzione dell'inventario sommario del 2004, a cura di Claudio Lamioni]
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      <p><![CDATA[Inventario cartaceo N/329, consultabile in sala studio]]></p>
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    <custodhist encodinganalog="3.2.3">
      <p><![CDATA[La documentazione archivistica è pervenuta all’Archivio di Stato di Firenze per versamento dalla stessa Corte, ad iniziare dal 1995. Per quanto riguarda le serie versate, bisogna osservare che esse prendono avvio dall’anno 1952, coerentemente con l’inizio dell’attività istituzionale della Corte, ma in realtà, l’inizio effettivo della nuova istituzione si trova documentato e va cercato materialmente in alcune unità prodotte dalla preesistente Corte d’assise (quella funzionante cioè secondo la precedente disciplina) le cui scritture non hanno subito soluzione di continuità anche in conseguenza del fatto che la nuova istituzione si è trovata – come si è detto – in collegamento organico con la locale Corte d’appello presso la quale, in effetti, era costituita la vecchia Corte d’assise. Così risulta evidente dall’esame del registro generale delle cause della Corte d’assise (n. 20) che copre gli anni 1949-1951, dove all’anno 1951 sono iscritte le cause dalla n. 1 alla n. 11 secondo la vecchia disciplina (atti giunti in cancelleria fino al 20 maggio) e poi – di seguito – ancora le cause dalla n. 1 alla n. 74 secondo la nuova disciplina, cioè come cause d’appello (atti giunti in cancelleria dal 22 maggio). Analogamente nella relativa rubrica, che copre gli anni 1950-1960, le voci relative all’anno 1951 sono riferite inizialmente alla Corte d’assise di vecchia disciplina e da un certo punto in poi sono segnalate in riferimento alla Corte d’assise d’appello. Sul piano tecnico- archivistico si è creduto comunque corretto mantenere fisicamente e descrittivamente dette unità nell’archivio dell’ufficio dal quale erano state originariamente prodotte; qualsiasi altra soluzione (escludiamo a priori la materiale scomposizione delle unità) non avrebbe offerto risultati scientifici o tecnici apprezzabili. Per altro verso, la particolarità di quelle unità mostra bene, sul piano documentario e archivistico la trasformazione delle istituzioni conseguente alla legge di riforma, secondo un paradigma fenomenologico ben noto alla storia delle istituzioni e all’archivistica  [notizie riprese dall'introduzione dell'inventario sommario del 2004, a cura di Claudio Lamioni]]]></p>
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          <unitid>martelloni</unitid>
          <unittitle encodinganalog="3.1.2">Trial against Martelloni gang</unittitle>
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          <p><![CDATA[Samuela Marconcini]]></p>
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          <p><![CDATA[On 21 December 1943 Raffaele Manganiello, the Head of the Province of Florence (in the Repubblica Sociale Italiana), created  the  Office  for  Jewish  Affairs  within  the  Florence  Prefecture  and  appointed  Giovanni  Martelloni as its head. This fonds contains the record of the trial of Martelloni and another 67 defendants held in Florence in 1950, at the end of a long investigation which began immediately after the war.  The trial documents are of extraordinary importance to a study of how the directives regarding sequestration and confiscation were applied in Florence. They include investigatory material and, of course, statements by victims and defendants, including Martelloni himself.  After having left Florence, he would settle with his family at Rovagnate in the Como area, where he was arrested after 25 April 1945. On that occasion (April 30), he would – perhaps to put his position in a better light – claim that in October 1943 he had become a member of the Galluzzo section of the Italian Communist Movement, acting thereafter upon its orders. He would also, falsely, claim that he had been the EGELI commissioner. Given that he was charged with no crime relating to the period he had been in Rovagnate (June 1944-April 1945), he was transferred to the Albate camp which held prisoners who had fought for the RSI. From there he would be freed – due to “an oversight”, the local Police Chief would say – before the arrival of the warrant for his arrest which had been issued in Florence. At that point he disappeared, with many theories and insinuations being advanced to explain his release: during the trial there would even be talk of an intervention by the Allies. Perhaps his ‘escape’ was an accident, the mere result of a bureaucratic mix-up; or perhaps it was due to the fact that many people did not want certain things to come to light. If true, the involvement of the Allies may be explained by the desire to safeguard and regain possession of works of art – a matter which, before the surrender in Italy, American and German representatives in Switzerland had discussed in relation to the granting of immunity to the SS. Whatever the truth, Martelloni was never found again, even if living in Edolo (under false name) and maintaining constant contact with his lawyer, who would forward a defence memo of some sixty pages (no longer among the trial documents). Quite apart from the political aspect of his actions, that document would claim that Martelloni’s financial dealings were above reproach. The trial ran from the first days of July 1950 to August 4. It ended with a recognition that Martelloni and all his main collaborators could not be prosecuted due to the granting of an amnesty. Martelloni was also found not guilty of charges of extorsion and specific cases of theft – either because the crime was unproven or because he did not commit it. As a result, the warrant for his arrest was rescinded. Eight lesser defendants were found guilty of theft and extorsion and sentenced to fines and prison terms of from seven months to four years. However, all the sentence were immediately remitted. [source: L. Lotti, The Seizure of Jewish Property in Florence 1943-1945, pp. 474-481: 474]]]></p>
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          <p><![CDATA[L. Lotti, The Seizure of Jewish Property in Florence 1943-1945, Report of the Tina Anselmi Commission, available at http://presidenza.governo.it/DICA/beni%5Febraici/english_version/474_481_js.pdf]]></p>
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          <subject source="ehri_terms" authfilenumber="660">Rapina dei beni</subject>
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